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La stagione degli amori per le seppie

La primavera stà avanzando e nelle profondità dell’adriatico si comincia a sentire un certo cambiamento, le temperature timidamente salgono e l’orologio biologico della seppia segna l’arrivo della prima stagione degli amori dell’anno, la seconda avverrà in autunno.

Normalmente la seppia è un animale piuttosto solitario, e non ama la presenza dei suoi simili. Trascorre molte ore del suo tempo nascosta nel fondale sabbioso completamente mimetizzata, al riparo dai predatori e sempre in agguato per aggredire piccole prede come gamberetti e piccoli granchietti di cui è ghiotta.  Forse per la sua abitudine si seppellirsi, anche solo in parte, nella sabbia, Spesso noi sub le passiamo vicino senza notarla in parte ma anche perché può cambiare il  colore della sua pelle a seconda delle esigenze ambientali.

Da prima le più impazienti, ma poi la grande massa della popolazione delle seppie adulte iniziano una solitaria migrazione stagionale.

Intervallando momenti di nuoto veloce con la loro caratteristica  propulsione a razzo, assicurata dall’espulsione violenta dell’acqua grazie alla contrazione del corpo. Con momenti di pausa in cui  si lascia trasportare dalla corrente ripiegando gli otto tentacoli brevi e nascondendo i due più lunghi, muniti di ventose, dentro la tasca posta sotto gli occhi e mantenendosi in equilibrio, grazie ad un lievissimo ondeggiare della pinna circolare che orna il corpo.

Faticosamente, e rinunciando in parte a cacciare e a nutrirsi, cercano di raggiungere la costa. Prima arrivano i maschi, seguiti poi dalle femmine.

Arrivati nelle acque basse vicino alla costa i maschi cominciano a cercare le femmine  ornandosi con pigmenti estremamente vivaci: sul fondo bianco del corpo spiccano ondulate linee rosso fuoco. Il cosiddetto “braccio” l’ectocotilo, ossia un tentacolo modificato per la riproduzione, viene aperto lateralmente, così da comunicare la sua disponibilità all’accoppiamento. La femmina, mantenendo un colore del tutto neutro, comunica la sua disponibilità all’accoppiamento. Talvolta i maschi per conquistare le attenzioni della femmina lottano contrastandosi con i potenti tentacoli.

I maschi di seppia sono disposti a tutto, anche a travestirsi, assumendo le sembianze femminili, per passare inosservati sotto il naso, o meglio i tentacoli, dei maschi più grossi intenti ad amoreggiare con il gentil sesso. Così, evitando gli scontri con i rivali, cercano di raggiungere e di unirsi a una agognata compagna, una volta che il rivale in amore si allontana per scacciare un possibile nemico.

Durante l’accoppiamento il maschio e la femmina si uniscono con i tentacoli; il maschio inserisce i semi in una particolare tasca della femmina.  Questa, successivamente, produce le uova ed avviene la fecondazione. Le uova fecondate sono dei grappoli neri che sembrano uva (in effetti c’è chi le chiama “uva di mare”) ancorate a delle piante marine e a breve nasceranno delle seppioline. Avvenuta la deposizione, spesso la femmina muore.    

Sempre in questo periodo l’orizzonte di mare si riempie di tante bandierine colorate e navigare sottocosta si trasforma  spesso una zigzagare tra tante mille ostacoli.

Ma cosa si cela sotto quelle boe?

Sono tutte nasse, attrezzatura di pesca, che i furbi pescatori, ben consapevoli delle abitudini e necessità riproduttive delle seppie, calano in acqua. Strumenti di inganno che attirano le ignare seppie durante l’avvicinamento alla costa proponendo invitanti alcove adornate di foglie d’alloro  dove perpetrare la stirpe.

Le stanche seppie, ignare dell’inganno, entrano nella trappola per depositare le uova, senza però poterne uscire più se non nella cassetta del pescatore.

Per fortuna la maggior parte sfugge alla brutta sorte e riesce a depositare le uova;  e quando la temperatura salirà attorno ai venti gradi tante piccole seppiette inizieranno la loro vita, da prima in acqua bassa e poi, a mano a mano che cresceranno sempre più in fondali profondi ritornando verso il largo.

 

 

 

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