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Il mare d’inverno

Il mare d’inverno…ne subiscono il fascino, chi più chi meno, un pò tutti. Ma con il freddo non sono mai riuscita ad avere un rapporto idilliaco.

Eppure eccomi lì, in barca, alla fine di marzo.

In Croazia, a Medulin. Siamo arrivati ieri sera, con una gran voglia di immergerci in un nuovo punto del nostro Adriatico.

Medulin è famosa per la sua spiaggia bellissima, ma oggi si fa fatica a ricordare l’estate. Siamo nel punto di immersione di Uvala Polje. Giornata grigia, cielo grigio, mare grigio. Stretta dalla mia stagna che spero faccia il suo dovere.

E poi arriva il momento, ci prepariamo, erogatore in bocca, passo del gigante…ok, giù.

Per i primi metri è il paesaggio lunare a impressionare, rocce frastagliate, spaccature e blu notte sullo sfondo. Non c’è il sole e la luce non illumina il fondale cadendo dall’alto, ma anche così è bellissimo. Cerco di non pensare al freddo che mi ha paralizzato la faccia, comincio a guardare ogni centimetro di quello che mi scorre di fianco e sotto.

Flabelline, scorfani, esplosioni di spugne, alghe…sto passando su un piccolo pianoro ricoperto di sabbia quando di alga ne vedo una veramente strana. Sembra un rametto fiorito, dritto in mezzo alla sabbia…e in quel momento sento il mio compagno, un po’ più su di me, che inizia a gridare sott’acqua e a fare un segno circolare intorno a quell’alga. Non lo capisco. Mi dice di salire un pò e affiancarlo, e poi con la torcia disegna un contorno sulla sabbia…e la vedo! Una rana pescatrice! Non ne avevo mai incontrata una!

E’ ricoperta dalla sabbia, ma sporgono gli occhi e subito sotto si vede la bocca messa di piatto.

Quella che avevo scambiato per un’alga in realtà è l’illicio, il primo raggio della sua spina dorsale. E’ l’esca che usa per attirare le sue prede facendolo sfarfallare davanti alla bocca.

Inizio ad agitare la torcia per chiamare chiunque ci sia lì intorno. Ci raggiunge subito Filippo, quel giorno stranamente senza macchina fotografica. Inizia a stuzzicarla per farla muovere e, ci spiegherà dopo in barca, per cercare di farle aprire la bocca. Ma lei si muove soltanto tornando subito ad appiattirsi sul pianoro.

Restiamo intorno a lei a guardarla, la sabbia non la ricopre più e possiamo vederla per intero.

I colori mimetici le permettono di confondersi con l’ambiente. La sua testa è grande, larga e piatta, in confronto il resto del suo corpo sembra insignificante, più sottile e più piccolo. La sua evoluzione l’ha portata ad avere questo aspetto così strano per facilitare la sua capacità di distendere la mascella e lo stomaco e poter ingoiare prede grandi fino al doppio delle sue dimensioni.

No, decisamente il mare d’inverno non mi ha delusa e mi ha regalato un’altra prima volta memorabile.

 

Autore del testo: Virna Marcacci
Autore della Foto: Giacomo Giovannini